prototipo gravner 2

Racconto di Gianpaolo Giacobbo

Sono da poco passate le sei di un torrido pomeriggio d’estate. Il caldo cede il passo ad una brezza timida che ci accarezza il volto. Il grande gelso fa ombra al tavolo dove di minuto in minuto rovesciamo i pensieri. Josko porta gli abiti da vigna, un paio di calzoni corti e una canotta per riuscire a captare ogni filo di frescura. Anche Michele indossa i vestiti del lavoro, è uscito di corsa dal Battiferro, quanto a me indosso una camicia a pois non proprio da vigna ma da “scribacchino” come spesso mi chiama Michele. 

 

Sotto il gelso beviamo acqua di fonte e parliamo molto. Josko Gravner, Michele Massaro e Gianpaolo Giacobbo tre storie che si sono intrecciate quasi per caso. Forse tre punti di uno stesso universo che pian piano si sono ritrovati a convergere verso il centro. Non abbiamo bisogno di spiegazioni quando parliamo di ciò che muove la nostra passione. Forse alcuni silenzi parlano molto di più delle parole. Quando la temperatura si abbassa arriva il momento del vino, la Ribolla del 2011 l’ultima uscita porta con sè una freschezza innata anche se non ha mai visto il frigorifero, è pura e rigenerante come l’acqua di fonte.Rimaniamo in silenzio mentre dal Monte Santo arriva il suono delle campane, domani sarà bello, e il vento soffia ancora”.

Dal 2000 Josko sta preparando il vigneto di Dedno, sulla terra di confine tra l’Italia e Slovenia, un vigneto che rappresenterà la sintesi del suo pensiero. Anche in questo caso equilibrio, tra paesaggio, acqua, pianta e vita. Dove la vigna è stata impiantata partendo prima dal piede selvatico per poi procedere all’innesto direttamente in campo. Il sistema di innesto scelto è quello dello scudetto secondo il quale viene effettuata una particolare incisione a T nella corteccia per poi inserire la gemma nuova presa dalle piante già esistenti in vigneto. Una selezione massale che possa garantire la continuità al suo lavoro. 

Un’operazione molto delicata che richiede conoscenza, professionalità e grande sensibilità. Per questo tipo di intervento Josko Gravner e Michele Massaro hanno studiato il coltello più adatto, comodo nell’impugnatura, leggero al punto giusto, e maneggevole. Un coltello che prende ispirazione dalla tradizione ma che si adatta alle esigenze volute dal vignaiolo di Oslavia.  

Il coltello di Josko Gravner per l’innesto è lungo 18 cm e largo 3 cm con una lama di 7,5 cm prodotto in acciaio ossidabile ma di moderna concezione, uno degli acciai in assoluto più performanti  per garantire le migliori qualità nel taglio ed affilatura. Un coltello essenziale diretto senza smussi, poco più che grezzo nella fattura, un coltello rude. Il manico, tutto in acciaio, rimane nero opaco non lucidato mentre la parte della lama, quella funzionale viene lucidata e affilata finemente con le pietre. La punta è mozzata per poter essere diretti nell’incisione a scudetto e capace di sollevare delicatamente la corteccia prima dell’inserimento della germa dormiente.